Bologna

 

CGIL REGIONALE EMILIA ROMAGNA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE PAOLO PEDRELLI Camera del Lavoro di Bologna           Sito web: https://archiviopaolopedrelli.org/

 

Il primo maggio della Liberazione


 

I due documenti che presentiamo provengono dalle carte della Camera del Lavoro di Bologna.


Il primo è il comunicato/volantino emesso in occasione del primo maggio 1945. Si tratta di uno dei primi documenti conservati, dopo la distruzione degli archivi operata dai fascisti che incendiarono per due volte la Camera del Lavoro.

Un testo insieme solenne e drammatico, dove la gioia per la cacciata dei nazifascisti “Bologna finalmente liberata in virtù delle potenti e gloriose forze degli Eserciti Alleati e con l’eroico contributo del nuovo esercito italiano e delle coraggiose e balde schiere delle Brigate dei Patrioti” (si noti l’uso delle maiuscole e delle minuscole) si mescola al dramma di una guerra non ancora finita: “Tutto fu sciupato, rovinato, divelto, distrutto, bruciato o rubato. In moltissime case si piange o una vittima, o un martoriato, o un assassinato dalla ferocia nazi-fascista”. Ma questo è il Primo Maggio della liberazione e della rinascita, e le prime parole d’ordine sono epurazione e ricostruzione.Quella del 1946 è la prima Festa del Lavoro celebrata nelle piazze. Fu preparata dalla Camera del Lavoro con il documento ciclostilato che riproduciamo: la scaletta da utilizzare per tutti i comizi della provincia. Un documento straordinario che riassume la storia, i contenuti, i programmi del movimento sindacale. Un testo che ogni sindacalista può conservare nella propria borsa di lavoro e rileggere ogni tanto, come guida per l’impegno quotidiano.

Intanto questo scritto dice una cosa molto semplice: le iniziative vanno preparate per bene e con cura. Gli oratori non andavano a braccio, avevano una traccia. C’era tutta una scuola per chi si accingeva al lavoro politico e sindacale. Fa impressione ritrovare nei documenti d’archivio l’attenzione con cui iniziative e manifestazioni venivano preparate.C’è poi il valore della storia, l’urgenza di affidarsi ad essa: nessun progetto politico può essere intrapreso se non riannodiamo i fili della storia, se non ripartiamo tutti da dove eravamo. Si trattava di parlare di un argomento per molti sconosciuto o perso nella memoria: la festa del primo maggio era stata soppressa nel 1924, il salto di un’intera generazione. Quel giorno del 1946 chi parlava aprì così: “Nel 1887 il primo maggio, i lavoratori di Chicago...” E iniziò il racconto. Prima la storia, dunque. Poi l’oggi e il futuro. Quanta chiarezza, quanta pulizia nell’esposizione della situazione e dei progetti per il futuro. C’è in questo documento la capacità - tipica del movimento sindacale confederale – di tenere insieme l’analisi della situazione locale e il progetto più generale per il Paese. Parlare dell’oggi (“milioni di disoccupati, fame nera, bambini denutriti”) avendo un sogno ed un progetto per il domani (“la rinascita, l’indipendenza, il rinnovamento democratico del nostro Paese”). Vanno infine rilette con attenzione le parole d’ordine: Pane, Pace, Lavoro, Libertà. Prima il pane, perché è il pane che manca e noi siamo il Sindacato. E la pace, il lavoro, la libertà. Parole che diventano attualissime in questi giorni.

Associazione Paolo Pedrelli

 

 

Bologna, 1 Maggio 1945

 

 

Bologna, 1 Maggio 1946

 

 

Bologna 1 Maggio 1946

 

 

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