Commento dati ISTAT Agosto 2018 di Fulvio Fammoni

I dati Istat sull’occupazione del mese di Agosto 2018 vedono un aumento di 69 mila unità degli occupati; più precisamente una crescita di 95 mila lavoratori dipendenti e un calo di 26 mila indipendenti.

Nell’altalena dei dati del mercato del lavoro italiano, ad agosto 2018, dopo i due precedenti mesi di calo, i dati dell’occupazione tornano a crescere (+0,3% su base mensile, +0,2% su base trimestrale).

Il dato degli occupati permanenti è positivo rispetto al mese precedente (+50 mila) ma resta negativo sia su base trimestrale (-44 mila) che annuale (-49 mila). Continuano a crescere, invece, i dipendenti a tempo determinato (+45 mila su luglio, +105 mila su base trimestrale, +351 mila annuale), più fluttuante il dato degli indipendenti (-26 mila mensile e +11 mila annuale).

Se dunque, dovremo aspettare le prossime rilevazioni per verificare l’andamento 2018 del lavoro stabile, si conferma la tendenza alla frammentazione del nostro mercato del lavoro. I contratti a tempo determinato sono ad agosto 3 milioni e 143 mila, oltre il 17% del totale dei dipendenti occupati, con una progressione che, sempre nel corso dell’ultimo anno, li ha visti crescere di ben +351 mila unità; una delle dinamiche di crescita più alta a livello europeo.

Perché si rafforza questa tendenza alla precarizzazione del mercato del lavoro italiano?

Le possibili risposte sono molteplici: dal risparmio sui costi ad una scarsa qualità della produzione. Ma in realtà, quello che sembra prevalere, specialmente nelle imprese di piccole dimensioni, è la scarsa fiducia nel futuro, e quindi, l’idea di scaricare una parte del rischio di impresa sul lavoro.

In ogni caso, questi dati confermano che occorre sempre avere come riferimento, oltre ai dati quantitativi (la quantità di ore lavorate è ancora inferiore al 2008, così come le unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) anche la qualità del lavoro.

Peraltro, gli occupati aumentano davvero solo nella fascia over 50 di +393 mila in un anno (a fronte di un incremento totale dell’occupazione di +312 mila); hanno un calo di -56 mila nella fascia 35-49 e un calo di -25 mila fra 15-34 anni.

Come altre volte, ad un calo della disoccupazione corrisponde un incremento dell’inattività, confermando una peculiarità del mercato del lavoro italiano, l’altissimo numero di inattivi, con un meccanismo di vaso comunicante fra disoccupazione e inattività (la più alta d’Europa).

Al calo di 119 mila disoccupati corrisponde un incremento di 46 mila inattivi su base mensile. Come è noto, all’interno dell’inattività si nasconde una quota non piccola di disoccupazione e di persone che dichiarano di considerarsi disoccupate. In ogni caso, il dato stesso della disoccupazione (9,7%) pur in significativo calo, resta alto rispetto alla media europea (8,1% nell’area euro e 6,8% nella UE a 28), confermando non solo una mancanza di offerta di lavoro adeguata in quantità e qualità, ma anche di politiche attive in grado di far emergere la quota di disoccupazione situata all’interno dell’inattività.

Così come, la disoccupazione giovanile si conferma tra le più alte d’Europa (31%) rispetto al 16,6% dell’area euro e al 14,8% della UE a 28.

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